lunedì 15 ottobre 2012

Lecco città

*ATTENZIONE: il presente articolo e le foto di cui è corredato possono essere utilizzati solo per fini didattici e informativi ed è consentita la pubblicazione con indicazione di firma, data e sito dell’autore (http://www. rephotowriter.blogspot.it /), si chiede gentilmente di comunicarlo all’autore (danyre@hotmail.it)

Lecco città



Questo lavoro si compone e articola su venti serie di fotografie che prendono in esame altrettanti luoghi caratteristici per storia, paesaggio e architettura della città di lecco e di zone limitrofe.
Girando per la città mi sono reso conto che ci sono sparsi per essa, molti segni della vita dell’uomo precedente alla nostra. Allora mi sono domandato: “Ma da dove arriva la Lecco di oggi? Qual è la sua storia? Come si è evoluta nel tempo?”
Cosi ho incominciato a pensare a quali fossero quei luoghi che nella storia e nella tradizione hanno rappresentato un’esperienza importante nella vita degli uomini prima di oggi. Pensando a quali potessero essere questi luoghi mi sono detto: “Perché non andare a vederli, a visitarli meglio, a esplorarli?” Alcuni di questi mi erano  già noti, ma osservandoli meglio mi sono sembrati più ricchi, come se qualcosa si fosse andato ad aggiungere a quei vecchi e scrostati muri. Altri erano per me totalmente nuovi, un’esperienza del tutto originale maturata in mondi dei quali conoscevo l’esistenza ma non sapevo come apparissero, nonostante si trovassero a breve distanza da casa mia.
Ora posso si affermare che è stata tutta una scoperta osservare la mia città natale e il suo paesaggio.
E non di meno il posto più bello del mondo: casa.
Re Daniele 27-09-2011

Chi siamo noi? E’ una domanda all’ apparenza elementare eppure la risposta, o meglio un tentativo di responso che esuli dalla superficialità, necessita obbligatoriamente di un meccanismo di autoanalisi volto alla ricerca di un’identità collettiva che si riferisca ad un arco temporale il più possibile ampio. All’ interno di un procedimento di tal genere l’ architettura del territorio svolge un compito fondamentale, in quanto costituisce una preziosa stratificazione di testimonianze che riguardano molteplici aspetti, tanto numerosi quanto lo sono le attività umane che compongono l’ interazione uomo-ambiente. In quest’ ambito si incardina il lavoro di Daniele Re: i suoi scatti trovano la loro ragion d’ essere nella volontà di estrapolare dal contesto quotidiano vari frammenti di storia (più o meno recente), creando una sorta di filo d’ Arianna che conduce l’ osservatore ad una forma di auto-identificazione con le immagini proposte. Le fotografie, come tante tessere di un puzzle, fanno affiorare gradualmente una memoria condivisa. Il percorso ha un’ origine cronologicamente lontanissima, vale a dire l’ epoca tardo romana e gotica( V-VI secolo d. C.), periodizzazione relativa ai resti di un insediamento fortificato posto all’ interno del parco Monte Barro. Seguendo il corso degli eventi, le istantanee arrivano al periodo contemporaneo, immortalando così ad esempio gli edifici tappezzati di graffiti a Consonno, , la stazione ferroviaria di Lecco (che è stata peraltro sottoposta ad un intervento di restyling nel 2009) e il “Centro Meridiana le Torri”: ovvero un complesso commerciale e residenziale nato da un progetto di Renzo Piano. Ogni fotografia è pervasa dal silenzio, che si presenta con un ampio spettro di sfumature rimandanti alla molteplicità degli obiettivi e delle cause che connotano l’ opera nel suo complesso. In modo particolare, per quanto concerne Consonno e la ex fabbrica Sali di Bario a Calolziocorte, l’ assenza di rumori si fa quasi assordante denunciando lo stato di abbandono e l’ incuria in cui versano tali strutture. Colpiscono infine notevolmente le raffigurazioni della parte più antica di Garlate e del rione lecchese di Pescarenico, in quanto colui che osserva è inevitabilmente chiamato, seppur in misura variabile in rapporto con l’ età anagrafica, ad una vera e propria immersione nel passato che rivive in questi scatti, cristallizzazioni nostalgiche di sublime bellezza.
Matteo Riva