lunedì 15 ottobre 2012

Lezioni di antropologia culturale: Il Coro Elikya

*ATTENZIONE: il presente articolo e le foto correlate possono essere utilizzati solo per fini didattici  e informativi,  non commerciali ed è consentita la pubblicazione con indicazione di firma, data e sito dell’autore (http://www. rephotowriter.blogspot.it /), si chiede gentilmente di comunicarlo all’autore (danyre@hotmail.it)

Lezione di antropologia culturale: il Coro Elikya




Nei momenti di pausa tra prove e concerti, dove ci si ritrova tutti insieme, un unico corpo e un unico spirito, emergono quelle diversità che rendono la convivenza del momento ricca di bollicine vitali e frizzanti che guizzano nell’aria: è cosi che nascono animate e allegre discussioni sulle diverse vedute della vita che esistono tra le diverse etnie.


Le più interessanti  e coinvolgenti di queste sono quelle che hanno per oggetto il ruolo ed il rapporto tra uomo e donna ed è affascinante assistere alle discussioni di tesi tra uomini africani e donne italiane, dove i primi affermano le proprie con convinzione e le seconde le confutano in continuazione, riaffermando, quanto meno, la parità tra i sessi che i primi pare non riconoscano, ma che affermano dando la possibilità del dialogo.
Interessante brio di bollicine, questo!
Nonché fenomeno da osservare.
Beninteso che questa non è discordia ma un brio, una frizzante energia capace di generare l’incanto nel momento dell’esecuzione canora e strumentale.


Re Daniele 24-02-2012

Il Coe nasce nel 1961 ad opera di don Francesco Petretti, un sacerdote originario di Saronno che vuole concretizzare la sua idea di volontariato e sensibilizzare e istruire le persone alla multiculturalità. “Il Centro Orientamento Educativo è un’ associazione di laici volontari cristiani impegnati in Italia e in altri Paesi del mondo nella formazione di uomini validi per una società più libera e solidale, rinnovata nella cultura”.


Il coro è uno dei primi progetti che nascono all’interno del Coe, quando venivano accolti giovani stranieri, per lo più provenienti dall’Africa, che portavano avanti un percorso di studi personale.
La funzione del coro è stata fin dal principio quella di animare le messe con canti e sonorità tipici dei paesi di provenienza dei membri.
Quando il progetto di accoglienza dei giovani studenti è venuto meno anche il coro si è sciolto.
Nel 2008 grazie all’opera di Raymond Bahati, giovane congolese laureato in psicologia energico ed entusiasta, il coro ha ripreso forma per continuare ad animare le messe con la sua musicalità fuori dai classici schemi dei cori liturgici, con la speranza di lasciare un nuovo pensiero in più, suggerire qualcosa di nuovo, qualcosa in più a chi ascolta e partecipa alla messa, che segue un percorso religioso e spirituale volto alla ricerca di un qualcosa oltre.
La maggior parte di canti, provenienti dall’Africa, sono in lingua linkala e swahili, altri originari dell’America latina sono in lingua spagnola ed altri ancora dalla tradizione maori; i canti provengono da tutte le parti del mondo, proprio secondo la logica interculturale e multiculturale del Coe.
Tutti i canti, anche quelli tipici di tradizioni tribali, portano con loro il messaggio ad aspirare a qualcosa di più, a qualcosa di alto, di partecipare allo Spirito.
Oggi il coro conta più di venti elementi provenienti da tutta la Lombardia, a distanza di tre anni si è consolidato ed è cresciuto, diventando una struttura indipendente, con le sue iniziative e i suoi impegni fuori dal Coe.
La multiculturalità è importante anche per il coro, il nucleo centrale del corpo è formato da un solido ed eterogeneo gruppo di africani e italiani, ma per eventi importanti, come il concerto al duomo di Milano, partecipano persone provenienti da ogni parte del mondo, cosi da amplificare in concreto il concetto di multiculturalità.
I loro motivi, i canti, le sonorità e le vocalità generano nell’ignaro ascoltare un piacevole senso di novità rispetto ai tradizionali canti liturgici, che diffonde un incomprensibile brio nell’aria, inaspettato, che coinvolge tutti nello svolgersi della celebrazione.
Il dialogo tra tamburi tribali, violini e flauti, parole e vocalità apparentemente incomprensibili, perché fuori dal contesto ordinario, rappresentano un forte intrigo per tutti i partecipanti alla funzione religiosa.
L’impatto del coro Elikya è cosi forte, grazie all’energia e all’entusiasmo del suo direttore e all’allegria che i canti portano con loro, che nessuno li può dimenticare, tanto che il tre di giugno canteranno per Papa Benedetto XVI nello svolgersi delle manifestazioni del Family day, l’incontro mondiale delle famiglie, a Bresso.